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Storia 500

Foto 500


Storia Panda

Foto Panda


Storia Punto

Foto Punto


Storia 600

Foto 600


La Fiat 500

(vedi figura 0)



La più amata dagli italiani… quale altra espressione, così banalmente efficace, riesce nell’opera ardua di definire sinteticamente la 500. La “Nuova 500”, come Casa Fiat la presentò cinquant’anni fa. La storia di questo “ovetto” è la storia dell’Italia del secondo dopoguerra. Di un paese che, stanco degli stenti di un conflitto mondiale in cui si era cacciato suo malgrado, retoricamente “sognava l’America”. Era semplicemente l’inseguimento di un sogno di benessere diffuso, di tranquillità sociale, che in quegli anni finalmente faceva capolino. È in questo contesto che la 500 si affaccia sul mercato: su un mercato fatto di “proletari” che sognavano di pensionare la “Vespa” per una vera quattro ruote e di una borghesia che pian piano, dopo essersi fatta la “millecento”, cercava una macchinetta per far muovere il rampollo neopatentato. Un quadretto dalle tinte pastello, come le illustrazioni che riempivano le riviste del tempo, dalle cui pagine in quell’Estate del ’57 la Nuova 500 si fece conoscere al grande pubblico. Dante Giacosa prende le redini del progetto e dopo mesi di febbrili disegni e calcoli ne esce una copia in dimensioni ridotte della "Balilla". Introduce comunque alcune innovazione tese a risparmiare peso e costi: il radiatore è posto sopra il motore per risparmiare la pompa dell'acqua, secondo il principio che l'acqua calda va in alto e quella fredda in basso; il telaio è assai semplice con due travi a V dall'anteriore al posteriore; il motore 4 cilindri è con valvole laterali. La dirigenza Fiat è soddisfatta del rispetto della tradizione e autorizza la realizzazione dei prototipi della "500". Il 15 giugno 1936 viene messa in vendita la FIAT 500 A, poi soprannominata "Topolino". Una vetturetta modesta per tecnica e prestazioni, il cui prezzo era di 8 900 lire: venti volte lo stipendio medio di un operaio specializzato e ben oltre le preventivate 5 000 lire. La produzione della "500-Topolino", con piccoli aggiornamenti nella 500B, continuò anche nel dopoguerra fino ad arrivare a 519 847 esemplari a cui si devono aggiungere i modelli fabbricati dalla licenziataria francese Simca 52 507 esemplari per un totale di 572 354 esemplari. La "500 C" del 1949 era invece quello che chiameremmo oggi un "restyling" con nuovo motore a valvole in testa e un frontale diverso e ammodernato con i fari incassati nella carrozzeria. Sia della 500B che della 500C venne realizzata la versione familiare, denominata "giardiniera", la prima delle quali aveva le fiancate rivestite in legno. Nel 1945, alla morte del senatore Agnelli, Antonio Fessia aveva creduto di poter imprimere alla Fiat una svolta di nuova tecnologia, proponendo una vettura con schema "tutto avanti", ma non sorretto dalle decisioni dei vertici aziendali si dimette ed approda alla Lancia dove, finalmente, potrà dare corpo alle sue idee e progettare quei capolavori di tecnica che portano il nome di "Flavia" e "Fulvia".


La nuova Fiat 500

(vedi figura 3)

Nel secondo dopoguerra la FIAT era governata da Vittorio Valletta, cui era affidato il compito di motorizzare la nuova Italia repubblicana; ma se negli anni trenta il progetto "Topolino" era stato scarsamente innovativo, negli anni cinquanta era sicuramente superato. La diminuzione delle vendite ed il basso numero di vetture esportate, contribuì a far comprendere alla dirigenza aziendale la necessità di costruire una vettura più moderna ed economica. Valletta, quindi, incaricò Dante Giacosa di realizzare la nuova vettura, compito arduo dato che l'azienda aveva disponibilità economiche veramente modeste.Giacosa decise di utilizzare i medesimi schema e linee base per realizzare un'automobile che potesse utilizzare una motorizzazione quadricilindrica, facilmente realizzabile sulla scorta dell'esperienza aziendale maturata con la produzione della "Topolino". Nacque così la "600", un ibrido tra passato e futuro, che la Fiat mette in vendita nel 1955 ottenendo un immediato successo. Le esigenze dell'azienda vennero così soddisfatte, le catene di montaggio funzionavano a pieno ritmo e, finalmente, Giacosa poté dedicarsi con calma al motore della "Nuova 500". La vettura venne presentata in anteprima al Presidente del Consiglio, il democristiano Adone Zoli, nei giardini del Viminale il 1º luglio 1957; seguì, il 2 luglio un cocktail allo Sporting Club di Torino per i giornalisti specializzati per essere presentata al pubblico il 4 luglio 1957. Il nome di Nuova 500 fu scelto per sottolineare la sua discendenza dalla 500 Topolino,arrivata alla versione "C" e uscita di produzione pochi anni prima. La velocità massima era di 85 km/h. Il prezzo di lancio 490 000 lire, piuttosto alto se paragonato a quello di della 600 superiore di appena 150 000 lire, che aveva quattro posti veri e non due più due di fortuna. L'allestimento di questa prima serie era davvero spartano, e mancavano soprattutto le cromature che tanto erano amate dagli italiani in quegli anni, mentre i cerchi delle ruote avevano un apposito disegno, che permetteva così di escludere la necessità di usare le coppe alle ruote, che tra l'altro montavano pneumatici di 11 pollici, fino a quel momento mai prodotti dalle fabbriche preposte che li introdussero in commercio proprio per la 500. Per migliorare le vendite, fino ad allora un po' stagnanti, della Nuova 500, nel 1958 per offrire una vettura con più brio agli appassionati viene lanciata la Nuova 500 Sport, nelle versioni "Berlina" e "Berlina Tetto Apribile"[5]. Quest'ultima è la prima 500 a montare il mezzo tetto in tela, adottato poi a partire dalla Nuova 500 Tetto Apribile. Le modifiche sono numerose e riguardano motore e carrozzeria. La Sport si riconosce subito per il tetto in metallo rigido, percorso da nervature e la caratteristica livrea bicolore bianca con la fascia rossa che percorre l'intera fiancata all'altezza della linea di cintura e cerchi rossi. Il motore vede aumentare la cilindrata che passa da 479 cm³ a 499,5 cm³, nuovo albero a camme in acciaio con diversa fasatura, condotti di aspirazione lucidati, molle delle valvole rinforzate, rapporto di compressione aumentato; monta carburatore Weber 26 IMB2 con getto principale e tubo di Venturi di diametri lievemente maggiori. La potenza sale a 21,5 cv e la velocità massima supera i 105 km/h, grazie anche a un diverso rapporto al ponte 8/39, adottato in seguito anche sulla 500 R. Questo motore sarà in seguito adottato, un po' rivisto e addolcito, anche sulle versioni D, F, L e sulla Autobianchi Bianchina Special. Il prezzo è fissato a 560 000 lire. Dal dicembre del 1957 le 500 vennero anche importate negli Stati Uniti via mare con l'Italterra suscitando molta curiosità e forte simpatia presso il pubblico americano, per le loro minime dimensioni e per il rumore del piccolo motore bicilindrco raffreddato ad aria. Rispetto alle versioni destinate al mercato interno e più in generale europeo, le Nuova 500 Normale, Sport, D e Jolly esportate negli Stati Uniti avevano grossi fanali anteriori, che davano ai loro musetti una simpatica aria da ranocchia, che in realtà servivano per rispettare l'altezza minima del fascio luminoso imposta dalle leggi sulla circolazione negli USA. Un' altra caratteristica dei fari americani era la costruzione cosiddetta "sealed beam", cioè la classica lampadina sfilabile alla quale siamo abituati in Europa,ma con il corpo stesso del faro, ovviamente del tipo sigillato, che fungeva da ampolla con il filamento annegato direttamente nella parabola. Cambiarono anche le luci posteriori,che inizialmente furono dotate di un supporto per alloggiare i fanaletti inglesi Lucas omologati per gli USA, quindi fanaletti italiani appositamente costruiti e omologati. Diversi e più grandi erano pure gli indicatori di direzione. Quelli davanti tondi e disposti sopra le griglie della ventilazione interna, erano realizzati anchessi secondo le norme americane, tuttavia qualche anno dopo apparvero pure sui modelli italiani con disegno molto simile, ma in posizione diversa. Oltre la fanaleria, le Fiat 500 "tipo america" avevano altre modifiche richieste dall'utenza americana, come la scala del tachimetro-contachilometri in miglia, le scritte delle spie in inglese e i paraurti di dimensioni maggiori e dotati di rostri, per resistere a piccoli urti, dato che già allora gli automobilisti D'oltre Oceano avevano l'abitudine di manovrare "a spinta" nei parcheggi. Comunque l'interesse svanì presto e le importazioni cessarono nel 1961.



La Fiat Panda

(vedi figura 5)

La piccola utilitaria Fiat nacque nel 1980. Doveva servire a rilanciare la Fiat nel settore nel quale l’azienda torinese da sempre è maestra: quello delle piccole utilitarie. Nonostante i restyling, la 126 (1972) e la 127 (1971) cominciavano a segnare il passo e la rivoluzione Uno sarebbe arrivata solo tre anni dopo. Forte sostenitore del progetto fu Carlo De Benedetti, nella sua breve parentesi al vertice della Fiat. Nel febbraio 1980 la FIAT ha presentato, al Salone di Ginevra,[1] una nuova autovettura utilitaria denominata Panda. La denominazione interna del progetto è da alcune fonti indicata come "tipo zero" ma internamente risulta essere il progetto "141". Seguendo la recente corrente iniziata nel 1978 con la Ritmo, il Centro Stile Fiat decise di dare alla vettura un nome di fantasia piuttosto che la denominazione del progetto interno. Le caratteristiche della Panda erano simili a quelle delle concorrenti (anche se il prezzo di lancio era piuttosto alto), ma la sua arma vincente fu la particolare cura dedicata alla progettazione degli interni. La raccolta strumentazione, i molti vani portaoggetti, l'assenza di finiture pretenziose ne facevano un'ottima auto per i giovani. Uno dei punti di forza della Panda era costituito dai sedili anteriori a sdraio e dall'amaca posteriore che, mediante una serie di ingegnosi incastri, potevano essere abbattuti orizzontalmente, formando un'unica superficie complanare dal volante al portellone del bagagliaio; per la nuova generazione dell'epoca significava la possibilità di trasformare l'automobile in un letto di fortuna. La Panda venne comunque gradita anche dalla clientela "tradizionale", con particolare riguardo all'utenza contadina. Fu un successo immediato che le linee di produzione non seppero fronteggiare e che porterà a tempi di consegna quasi "annuali". Arrivò nel Settembre 1985 una versione speciale degna di nota denominata Nuova Panda 4x4 prodotta in soli 5000 esemplari. Le caratteristiche della riguardarono esclusivamente l'estetica e non la meccanica (la medesima della versione 4x4 in listino all'epoca ovvero col motore anteriore trasversale a 4 cilindri in linea di 965 cm3 denominato A112B1.054, aste e bilancieri, erogante 48CV DIN a 5.600 giri/min). Ma ecco nel gennaio 1986 arrivare la Panda Supernova (questa la denominazione ufficiale). Il motore 650cc venne sostituito con un 769cc (34 cv), e il 903cc con un 999cc (45 cv oppure i 50 cv della 4x4). Entrambi i nuovi propulsori erano della nuova famiglia FIRE con 4 cilindri e a raffreddamento a liquido con un albero a camme in testa. Un’altra modifica riguardava le sospensioni posteriori che furono rimpiazzate passando da un sistema a lamelle a uno con un asse rigido, già usato sulla cugina Y10, (conosciuto come Asse a Omega) con un montante centrale e sospensioni a molle elicoidali (la 4x4 continuò a utilizzare le balestre al posteriore). Miglioramenti anche a interni e strutture, che vennero rafforzate. L’intera gamma italiana prevedeva cinque versioni di cui tre 750 (L, CL, S) una 1000 Super e la 4x4. Fu anche allargata la carreggiata posteriore, con una modifica alla fiancata. In aprile dello stesso anno vide l’introduzione di un 1301cc diesel con 37 cv (un depotenziato derivato da 127/Uno) nata per sostituire la 127 D. Equipaggiato normalmente con un cambio a 5 marce era disponibile nel solo allestimento "L" fino alla fine del 1988 quando venne proposta soltanto con l'allestimento che ricalcava la versione CL, striscia arancione sul portellone compresa. La versione Van (Veicolo commerciale) fu introdotta nello stesso mese, con motori sia a benzina che diesel e con capacità di carico di 750/810 dm3. Questi ultimi in alcuni casi non avevano i finestrini posteriori e presentavano un piccola estensione in lamiera nera posizionata nella zona posteriore. L’anno seguente, il 1987, venne immessa sul mercato la Panda Young con un 769cc che usava lo stesso blocco (ad aste e bilancieri) del vecchio 903cc, usato nella prima serie, il quale produceva però gli stessi 34 cv della nuova versione FIRE, con il risultato di un minor costo di produzione e un relativo minor costo d'acquisto, il che lo rendeva un ottimo prodotto per la fetta di mercato riservata ai giovani (da cui young). La 750 Young, con allestimenti interni ricchi quasi come la fire CL, costava infatti come la più economica versione base motorizzata col motore fire, la Panda 750 L, che manteneva gli interni caratteristici del 1980. Inoltre il 999cc FIRE fu migliorato con iniezione elettronica singola (SPI) e marmitta catalitica nello stesso anno, e infine fu commercializzata la Panda 4x4 Sisley (Edizione Limitata). Per l'estate 1990 viene prodotta la serie limitata della "Mondiali/Italia '90", in occasione dei Mondiali di calcio 1990 disputatisi in Italia, che si presentava di colore bianco, paraurti, tergicristallo (per la Panda era unico) e tergilunotto in tinta carrozzeria e copricerchioni con pallone stilizzato. Versioni L, CL, S con motore FIRE e versione che ricalcava la "Young" con motore 750 ad aste e bilancieri, l'Italia '90 era disponibile nell'allestimento cabriolet soltanto in versione S. Nel 1988 venne superata la soglia dei 2.000.000 di esemplari prodotti e due anni dopo, nel 1990, la gamma venne arricchita dalla Panda Elettra versione con motore elettrico, ecologica ma con il difetto che le batterie portavano ad un aumento significativo di peso della vettura (fino a 1.150 kg). Dal gennaio 2001, rimase in produzione con il solo motore FIRE 1100 M.P.i.e. per adeguarsi alle normative antinquinamento "Euro 3" (si riconoscono per la presenza dello sportellino per il bocchettone della benzina). La Panda venne prodotta fino al 2003 con la presentazione e sostituzione nel listino del 2003 della Fiat Nuova Panda. Nei suoi ultimi mesi, era ancora in testa alle vendite nel settore delle citycar.

(vedi figura 8)



La Fiat Punto

(vedi figura 10)

La Fiat Punto è una automobile della FIAT di segmento B ed è entrata in produzione nel 1993. Sia nella prima serie che nella seconda è stata venduta come versione Van: due posti con 1 metro cubo di capacità di carico e dal 2006 anche 4 posti.


PRIMA GENERAZIONE(1993-1999)
La prima presentazione della Punto risale al Salone dell'automobile di Francoforte del 1993 quale erede della Fiat Uno ed era disegnata da Giorgetto Giugiaro. Rispetto alla sua progenitrice, la lunghezza era stata aumentata di 7 cm giungendo ai 376 della Punto, l'altezza a 145 (4 cm in più) e la larghezza a 162 (quasi 7 in più della Uno). L'accoglienza della critica e del pubblico furono in ogni caso molto positive e la Punto riuscì ad aggiudicarsi nell'anno1995 l'ambito titolo di Auto dell'anno. In quell'anno risultò essere anche l'auto più venduta in Italia sia nella versione a benzina che diesel,[1] dopo aver venduto nel primo anno di commercializzazione, tra il 1993 e il 1994, circa 640.000 unità.[2] Ha raggiunto il traguardo di un milione e mezzo di auto vendute in appena un anno e mezzo di vendite.[3] Per quanto riguarda l'impostazione generale seguì la tradizione delle auto di quel periodo, con motore e trazione anteriori e carrozzeria a 2 volumi con portellone posteriore per accedere più comodamente al vano bagagli. Sin dall'uscita sul mercato il modello è stato reso disponibile in 14 colori e 31 versioni tra cui una sportiva, la GT. La scelta possibile era fra tre e cinque porte, tre livelli di allestimento con motore benzina dai 1100 ai 1600 cc di cilindrata e con cambio manuale a 5 marce ocambio a variazione continua controllato elettronicamente, e motore diesel da 1700 cc in versioni aspirata e TD.


SECONDA GENERAZIONE(dal 1999)

(vedi figura 11)

Nel Settembre 1999, in occasione dei 100 anni di casa Fiat, viene presentata alla stampa la seconda serie, con una linea più spigolosa e moderna, prima utilitaria al mondo a ricevere 4 stelle al prestigioso crash-test EuroNCAP, registrando un notevole miglioramento rispetto al modello precedente. Alla presentazione la Nuova Punto può contare su una meccanica di tutto rispetto. Il 1108 benzina montato sulla precedente Punto 55 non è più disponibile (ma rimane in listino sullaSeicento e sulla Panda), mentre a Torino si punta molto sul noto 1242, che adesso rispetta le norme anti-inquinamento Euro3 ed è disponibile in due diverse versioni, ad 8 e a 16 valvole, rispettivamente da 60 e 80cv. La nuova versione sportiva della Punto (HGT) da l'addio al 1.4 Turbo in favore del ben noto 1747cc VFD già in uso su altri modelli del gruppo (Barchetta) da 130cv. Il cambio è manuale a 6 marce, in alternativa la trasmissione SpeedgearCVT, che consente anche un funzionamento da sequenziale a 6 marce. Viene anche presentata la versione elettrica del classico servosterzo, chiamato Dualdrive, che prevede una doppia funzione, "Normal" e "City", che alleggerisce ulteriormente lo sterzo, l'ideale per i parcheggi. Tuttavia nella prima fase della commercializzazione i problemi a questo dispositivo non sono mancati, dalla semplice rumorosità ai pericolosi bloccaggi in marcia. Novità enormi anche sul fronte diesel. La Punto '99 è stata la prima utilitaria al mondo a beneficiare di un motore common rail, il ben noto 1.9 JTD, allora in una semplice versione 8v da 80cv, in seguito portata a 85CV; questo motore unisce una fluidità di marcia eccellente grazie alla coppia disponibile da bassissimo regime, a buone prestazioni e consumi discreti. Da ricordare anche la presenza della versione aspirata da 60cv dello stesso 1.9. Alle versioni 1.2 a 8 e 16 valvole, come anche i due diesel, è stato abinato un cambio manuale a 5 marce, mentre le versioni Sporting ne montavano uno a 6 marce. Gli allestimenti disponibili al momento del lancio erano i seguenti: Base, SX, EL, ELX, HLX, Sporting ed HGT.


GRANDE PUNTO(dal 2005)

(vedi figura 12)

La terza serie della Punto debutta il 6 Settembre 2005 e non sostituisce la Punto II ma va ad affiancarla poiché nonostante i numerosi anni sulle spalle riscuote ancora un notevole successo tra il pubblico europeo. Per la terza serie l'aggettivo Grande è stato aggiunto al lancio per distinguerla dalla vecchia serie (ancora in produzione) molto più piccola in dimensioni e motorizzazioni. Su molti mercati esterni all'Europa (come ilBrasile) la Grande Punto continua ad essere venduta come Punto III.


PUNTO EVO(dal 2009)

(vedi figura 13)

La Fiat Punto Evo è un'automobile prodotta dalla casa automobilistica italiana Fiat a partire dal 2009 dopo la presentazione ufficiale avvenuta nel settembre dello stesso anno. Commercializzata in Italia a partire dalnovembre 2009 nasce come erede della Grande Punto. La vettura corrisponde all'evoluzione della terza generazione della serie Punto (infatti in molti paesi continua a essere venduta come Fiat Punto) e l'aggettivo Evo è stato aggiunto al lancio per distinguerla dalla Grande Punto.



La Fiat 600

(vedi figura 14)

La Fiat 600, autovettura costruita dal 1955 al 1969, viene considerata l'icona del boom economico italiano. La piccola utilitaria Fiat venne presentata il 9 marzo 1955 a Ginevra, nel Palazzo delle Esposizioni. Dotata di 2 portiere (nelle prime versioni prodotte fino al maggio 1964 con apertura a vento) e con una abitabilità discreta per 4 persone, era equipaggiata con un motore di nuova progettazione, il 100, situato in posizione posteriore di 633 cc erogante una potenza di 21,5 CV a 4600 giri al minuto, in grado di spingere l'automobile fino a 95 km/h. Il prezzo di listino era di 590.000 Lire. La 600, nata come vettura popolare, ma non ancora del tutto “utilitaria” avrà uno strabiliante successo vendite e, dopo pochi mesi, il tempo di attesa per la consegna supererà l'anno. Tuttavia i vertici Fiat avevano auspicato una vettura dai bassi costi d'acquisto e di gestione, tanto da impartire allo staff tecnico direttive in tal senso, facendo in modo che la nuova nata costasse circa 1000 lire al kg. Obiettivo pressoché raggiunto in quanto costava meno di 600 mila lire e pesava poco più di 600 kg e con una cilindrata di circa 600 cc[senza fonte]. È da ricordare che in occasione della presentazione della Fiat 600, la televisione in epoca in cui la Rai non faceva pubblicità televisiva, trasmise un cortometraggio sulla macchina nuova nata, tipico esempio dipubblicità redazionale.


IL PROGETTO(1993-1999)
Contrariamente a quanto si sia talvolta ritenuto, la 600 non fu semplicemente figlia di un intervento per ovviare ai ritardi nella presentazione della successiva 500, ma un progetto ragionato, figlio di un lungo studio e di vari progetti alternativi, che partì ancora nel 1945 quando venne sottoposta alla Fiat (azionista della Simca) un progetto spinto dal governo francese di vettura con telaio in alluminio e trazione anteriore. Certamente certe ardite sperimentazioni a cavallo della guerra, furono lasciate da parte quando si delineò il progetto di questa straordinaria vettura. Riprendendo degli studi d'anteguerra, Dante Giacosa aveva effettuato sin dal 1945 degli studi e delle prove su un progetto chiamato “102” o “400 sperimentale” in cui erano stati sperimentati anche la trazione anteriore e le leghe leggere. I pochi capitali a disposizione e la necessità di sostituire le più vetuste “1100” e “1500” d’anteguerra, avevano però rinviato i progetti. Inoltre tali soluzioni presentavano rischi eccessivi per l'elevata innovazione che comportava e quindi si cercarono strade sì nuove, ma meno spinte soprattutto in funzione dei costi di produzione. Dopo che nel 1949 e 1951 era stato completato il lancio della “1400” e della “103” poi presentata nel 1953 come “Fiat 1100”, alla Fiat cominciarono a lavorare sull'erede della 500C ossia dell’ultima versione della “Topolino” Così nel 1951 si ritornò ad analizzare l'ipotesi di una “tutto dietro” o di “una tutto avanti” soluzioni che offrivano risparmi di peso e di costi. La “Tutto avanti” venne scartata per l'opposizione del management FIAT e per problemi costruttivi; inoltre Giacosa poteva sfruttare l'esperienza maturata con la Cisitalia per la quale aveva realizzato una piccola vettura da corsa con motore posteriore derivato dal “1100” d'anteguerra, in particolare per il cambio. Anche la Volkswagen con il Maggiolino e la Renault con la 4CV avevano intrapreso con successo la strada del “tutto dietro”. L'impostazione stilistico-dimensionale della vettura fu definita nel 1951, ma si pose il problema della motorizzazione: inizialmente venne studiato un motore a due cilindri a V di 150° abbinato ad un cambio semiautomatico, come quello della Cisitalia. La soluzione, interessante, venne scartata, perché avrebbe richiesto tempi lunghissimi di sviluppo, mentre l'invecchiamento della 500C era ormai evidente. Dal canto suo, la dirigenza Fiat premeva per l'immediata messa in produzione di un modello economico che potesse sostituire l'ormai obsoleta "Topolino". Fu richiesto il massimo della sperimentazione con il minimo della spesa. La scelta di forme arrotondate fu fatta invece per risparmiare lamiera (e peso). Fu così che “chiuso in una stanza con un pugno di disegnatori” come ebbe modo di raccontare Giacosa, in pochi mesi venne disegnato un gruppo motopropulsore completamente nuovo, a 4 cilindri verticali, relativamente convenzionale, raffreddato ad acqua e a 4 marce. Era l'inizio del 1953 e poteva avviarsi la sperimentazione definitiva. La morfologia del motore della prima 600, con i dovuti aggiornamenti ed incrementi di cilindrata, sarà riconoscibile ad un occhio esperto nel propulsore di moltissimi modelli futuri. La sua proverbiale razionalità, robustezza, affidabilità e parsimonia lo renderanno uno dei migliori mai progettati a Mirafiori. Sulla base dei vecchi "100" (633cc) e "100D" (767cc), nasceranno i motori della 850, 127, Panda 45 e Uno 45, senza contare l'Autobianchi A112 e le SEAT Ibiza e Marbella, solo per citare i modelli più popolari.



La nuova Fiat Seicento

(vedi figura 16)

La Seicento è un'autovettura prodotta dalla Fiat a partire dal 1998 e tutt'ora in produzione sotto la denominazione numerica 600. Viene classificata sul mercato come utilitaria compatta di segmento A. La Seicento fu presentata alla stampa nel marzo 1998 e si presentava come una Cinquecento dalle forme più arrotondate, per seguire lo stile delle automobili contemporanea per rimanere combattiva sul mercato delle piccole utilitarie. Il design fu curato da Luciano Bove del Cento Stile Fiat. Furono utilizzate anche le stesse motorizzazioni della progenitrice, a parte il bicilindrico da 700 cm³ che uscì di produzione. Inizialmente, la gamma del modello era piuttosto articolata e composta da sei versioni e due cilindrate: 900i S, SX,Citymatic e 1.1i Suite e Sporting; era prevista anche la versione Elettra, con motore elettrico. Alla base della gamma si poneva la S che, spinta dal motore 899 cm³ ad aste e bilancieri da 39 cavalli, montava di serie i pretensionatori per le cinture di sicurezza anteriori, l'antifurto Fiat CODE, i fari alogeni e il tergilavalunotto. Esteticamente era riconoscibile per i paraurti neri e i cerchi in lamiera, con i mozzi coperti da coppette. Per la SX, appena sopra la S nella gamma, era previsto lo stesso propulsore con paraurti e specchietti in tinta, coppe ruota integrali, portellone apribile dall'interno, mobiletto centrale, cristalli atermici ealzacristalli elettrici. Esteticamente era riconoscibile, oltre che per i paraurti e gli specchietti in tinta, anche per la presenza di sottili fasce paracolpi in plastina nera sulle portiere. Da questa versione derivava anche laCitymatic, che con lo stesso allestimento proponeva la frizione automatica a controllo elettronico, che permetteva di cambiare le marce semplicemente usando la leva del cambio. La Suite montava il motore Fire 1108 cm³ da 54 cavalli e si poneva al vertice della gamma: alla dotazione della SX aggiungeva la chiusura centralizzata, maniglie delle portiere in tinta, i montanti centrali neri, il condizionatore e la barra antirollio anteriore. Questa versione era chiamata Clim in Francia. Sporting era il nome dato alla versione sportiva, spinta dallo stesso motore Fire ma con dotazioni e caratterizzazione dedicate: cerchi in lega, contagiri, rapporti del cambio ravvicinati per privilegiare l'accelerazione; la versione Sporting poteva essere integrata anche dal kit "Abarth" che era composto da minigonne, spoiler, cerchi maggiorati e una rapportatura del cambio ulteriormente ravvicinata. Dalla Sporting derivava anche l'allestimento speciale dedicato al famoso campione del mondo di Formula 1, Michael Schumacher. Concludeva la gamma la Elettra, erede della Cinquecento Elettra e dellaPanda Elettra, che proponeva appunto un propulsore alimentato da batterie elettriche. Come per le precedenti, il successo di questa versione fu limitatissimo, a causa soprattutto della scarsa autonomia e delle otto ore di ricarica delle batterie. Tuttavia, la Seicento Elettrarappresentava un passo avanti rispetto alle precedenti, poiché con un motore di nuovo tipo l'abitabilità è stata portata a quattro persone, rispetto alle due precedenti. La Elettra era venduta nello stesso allestimento della S. Sin dal lancio, la Seicento era disponibile anche in versione commerciale Van, priva della panchetta posteriore per incrementare lo spazio del bagagliaio. Nel gennaio 1999 furono introdotte due serie speciali: la prima era la Young, sostanzialmente identica alla Sma con un prezzo inferiore, mentre la seconda era la Hobby, che univa l'allestimento SX al motore 1.1, fino a quel momento riservato ad allestimenti superiori. Dopo pochi mesi, queste due nuove serie speciali sostituirono rispettivamente la S e la SX. Infine, nel novembre 1999, fu introdotta la serie speciale Fun, che ripropone i contenuti della Young con l'aggiunta dei paraurti in tinta e (solo) due tinte di carrozzeria disponibili: il giallo pastello e l'azzurro metallizzato. Questa serie speciale monta solo il motore 899 cm³. Al Motor Show di Bologna nel 1999 venne presentata la Seicento Sporting Abarth gruppo A-Kit differente dalla classica Sporting in quanto presenta il cambio manuale a sei marce e il differenziale assistito da un sistema di slittamento controllato Viscodrive, autotelaio in grado di supportare le sollecitazioni rallistiche (la versione Abarth partecipava ai campionati di rally) e freni sono a disco su tutte e quattro le ruote. Inoltre la cilindrata sale a 1.143 cm³ e la potenza massima passa dai 54 cavalli originari ai 115 cavalli di questa nuova versione sportiva che sarà commercializzata solo per un uso in pista (la casa non ha fornito l'omologazione stardale).


LA SECONDA SERIE(2000)
Nell'ottobre 2000, a causa delle norme anti inquinamento, Fiat dovette rivedere la gamma della Seicento; il motore da 900 cc, che derivava da una famiglia di motori in produzione dagli anni settanta, uscì quindi di produzione poiché adeguarlo alle nuove norme anti inquinamento (Euro 3) sarebbe stato troppo complicato e dispendioso. L'aggiornamento investì anche la linea dell'auto, leggermente ritoccata solo nel frontale, con un nuovo disegno del paraurti, una presa d'aria più ampia e con l'introduzione del nuovo logo Fiat: non più le quattro barrette ma la corona di alloro con all'interno la scritta "Fiat". La gamma monta quindi, dal 2000, esclusivamente il motore 1.1 anche per le versioni basse della gamma. La gamma, con l'aggiornamento, torna a riprendere i precedenti nomi di S (al posto della Young) e SX (al posto della Hobby), ed esce di produzione la Fun. Pochi mesi dopo fu presentata la versione Sporting dedicata al pilota Ferrari Michael Schumacher, che era altro che una Sporting con il kit Abarth, che aggiungeva alla normale Sportingminigonne, spoiler, cerchi da 14, pedali e impugnatura del freno a mano in alluminio, volante e cambio in pelle, battitacco e alcuni dettagli firmati dal noto pilota. Nel 2001 arrivarono altre due serie speciali: la prima, chiamata EL, ha debuttato nel marzo 2001 e si proponeva come un'alternativa alla S, unendo una dotazione più ricca ad un prezzo di poco superiore, ed era simila alla serie speciale Team del mercato tedesco, mentre la seconda, la Brush, montava paraurti, portellone, specchietti e fasce paracolpi in colore differente dalla carrozzeria e si divideva in due allestimenti: il primo era simile a quello della S, il secondo, denominato Plus, aggiungeva la chiusura centralizzata, il tetto apribile in tela e l'impianto stereo. Nel 2002 ci fu uno stravolgimento della gamma, che cambiò tutte le denominazioni. Rimasero solo quattro allestimenti: il modello base, che riprendeva lo stesso allestimento della precedente S, il modello Comfort, con paraurti in tinta, servosterzo elettronico, chiusura centralizzata e alzacristalli elettrici, la Clima, che a tutti gli optional precedenti aggiungeva anche il climatizzatore manuale e la Sporting, a cui venne aggiunto l'airbag lato passeggero di serie. In questa occasione, oltre alle altre serie speciali, uscì di produzione anche la versioneElettra. Dopo due anni, nel 2004, la gamma fu ancora più razionalizzata e vennero riorganizzati gli allestimenti. La Sporting uscì di produzione e venne introdotta la Actual (erede della versione base) e laActive (che sostituiva la Comfort). Furono anche rimodernati gli interni, con plastiche più chiare e nuovi rivestimenti, derivanti dalla Nuova Panda.


RESTYLING (2005)
Al 2005 risale l'ultimo aggiornamento del modello. In quest'occasione il motore 1.1 venne aggiornato alle normative anti inquinamento Euro 4, venne introdotto il logo Fiat nel portellone (che però implicava alla rinuncia a poter aprire il vano dall'esterno), i baffi cromati sul frontale, e la denominazione cambia daSeicento a 600. Queste modifiche sono state giustificate dal 50° anniversario dal debutto della celebre Fiat 600, della quale questo modello riprende il nome. Per l'occasione fu introdotta una versione speciale che si è insediata al top della gamma con richiami vintage. I sedili recavano una grande scritta "Fiat" e la consolle in color avorio, mentre la carrozzeria era attraversata da una striscia di colore diverso nel lato del guidatore, richiamando le versioni sportive della utilitaria anni cinquanta. Questa versione è stata chiamata 50th Anniversary ed è rimasta in produzione fino alla primavera 2009. Attualmente la Fiat 600 è in produzione in due versioni: base, alquanto spartana, e Active, più completa. Nella versione Active infatti vi sono paraurti, specchi e maniglie delle porte in tinta con la carrozzeria e tra gli accessori di serie sono presenti servosterzo elettrico, chiusura centralizzata e vetri elettrici, non disponibili sulla base; gli interni presentano le mostrine color avorio e i sedili bi-colore come quelli della 50th anniversary, mentre sulla base sono di colore grigio chiaro e le mostrine grigio scuro.

VERSIONI FIAT 500


FIGURA 0 - 500 PRIMA SERIE (TIPO A) (1936-1948)

FIGURA 1 - FIAT 500 D, (1960)

FIGURA 2 - FIAT 500 F, (1965)

FIGURA 3 - FIAT 500 (4 LUGLIO 2007-OGGI)

FIGURA 4 - ABARTH 500 (7 LUGLIO 2008-OGGI)

VERSIONI FIAT PANDA


FIGURA 5 - FIAT PANDA PRIMA SERIE (1980-1985)

FIGURA 6 - FIAT PANDA PRIMA SERIE (1980-1985)


FIGURA 7 - FIAT PANDA SECONDA SERIE (1986-2003)

FIGURA 8 - FIAT PANDA (2003-OGGI)

FIGURA 9 - MODELLO FIAT PANDA 2011

VERSIONI FIAT PUNTO


FIGURA 10 - FIAT PUNTO PRIMA SERIE (1993-1999)

FIGURA 11 - FIAT PUNTO SECONDA SERIE (1999-OGGI)

FIGURA 12 - FIAT GRANDE PUNTO (2005-OGGI)

FIGURA 13 - FIAT PUNTO EVO (2009-OGGI)

VERSIONI FIAT 600


FIGURA 14 - FIAT 600 (9 MARZO1955-1969)
FIGURA 15 - FIAT 600 (9 MARZO1955-1969)
FIGURA 16 - FIAT 600 (1998-OGGI)























Falbo Liborio - Croci Loris - Prandato Brian - Beninati Lorenzo - Malavasi Davide - Musazzi Matteo